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Psicoterapia cognitivo comportamentale

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è una forma di terapia psicologica che si basa sul presupposto che vi è una stretta relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti e che i problemi emotivi sono influenzati da ciò che pensiamo e facciamo nel presente. Si adatta perfettamente al trattamento delle problematiche tipiche dell’adolescenza per le sue caratteristiche in quanto è:

  • pratica e concreta. lo scopo della terapia è la risoluzione dei problemi psicologici concreti quali attacchi di panico, riduzione o eliminazione dei rituali compulsivi o delle malsane abitudini alimentari, la promozione delle relazioni con gli altri, la diminuzione dell’isolamento sociale, e cosi via;
  • centrata sul “qui ed ora: incentrata quindi sull’attivare tutte le risorse del ragazzo e sul suggerire valide strategie che possano essere utili a liberarlo dal problema che spesso lo imprigiona da tempo, indipendentemente dalle cause. È centrata sul presente e sul futuro;
  • a breve termine: la durata della terapia varia di solito dai tre ai dodici mesi, a seconda del caso, con cadenza il più delle volte settimanale;
  • orientata allo scopo: il terapeuta cognitivo-comportamentale, lavora insieme al ragazzo per stabilire gli obbiettivi della terapia, formulando una diagnosi e concordando con ilui un piano di trattamento che si adatti alle sue esigenze, durante i primissimi incontri. Si preoccupa poi di verificare periodicamente i progressi in modo da controllare se gli scopi sono stati raggiunti;
  • attiva: sia il ragazzo che il terapeuta giocano un ruolo attivo nella terapia. Il terapeuta cerca di insegnargli ciò che si conosce dei suoi problemi e delle possibili soluzioni ad essi. Il giovane, a sua volta, lavora al di fuori della seduta terapeutica per mettere in pratica le strategie apprese in terapia, svolgendo dei compiti che gli vengono assegnati volta. Il terapeuta svolge un ruolo attivo nella soluzione dei problemi del ragazzo, intervenendo spesso e diventando talvolta “psico-educativo”. Ciò tuttavia non vuole assolutamente dire che il giovane assista ad una lezione nella quale si sente dire che cosa dovrebbe fare e come dovrebbe pensare; anch’egli, anzi, è stimolato ad essere più attivo possibile, un terapeuta di sé stesso, sotto la guida del professionista.
  • collaborativa: il giovane e terapeuta lavorano insieme per capire e sviluppare strategie che possano indirizzarlo alla risoluzione dei propri problemi. La terapia cognitivo-comportamentale è infatti una psicoterapia breve basata sulla collaborazione tra il giovane e terapeuta. Entrambi sono attivamente coinvolti nell’identificazione delle specifiche modalità di pensiero che possono essere causa dei vari problemi. Il ragazzo potrà scoprire di aver trascurato possibili soluzioni alle situazioni problematiche. Il terapeuta aiuterà il giovane a capire come poter modificare abitudini di pensiero disfunzionali e le relative reazioni emotive e comportamentali che sono causa di sofferenza.